Sono fisionomista, questo è poco ma sicuro. Se vedo una persona è difficile che me la dimentichi.
Però con te era diverso, Gianni. Perchè voi eravate voi. Abbiamo condiviso un periodo importante insieme, e non vi abbiamo mai nascosto la nostra ammirazione nei confronti della vostra eccezionale bravura, e allo stesso tempo della vostra umiltà nello spiegarci anche le cose più elementari.
Ieri, quando dopo circa dodici anni ti ho incrociato dall'altro lato della strada, mi sono stupito più del fatto che tu mi riconoscessi che non di tutto il tempo che è passato.
Ci siamo abbracciati, e, in quei venti minuti di chiacchierata, il mio stomaco ha dovuto metabolizzare gli ultimi ventiquattro anni, Gianni: dodici miei, e dodici tuoi.
Mi hai parlato apertamente, raccontandomi cose, le tue scelte. Le ho ascoltate volentieri, come le ascoltavo dodici anni fa. Ma ieri, nonostante tutto, forse non le ho digerite bene. Il tuo male è il mio, scavato nei tuoi occhi profondamente segnati, e nei tuoi immutati quaranta chili di peso corporeo netto per un metro e settanta. Solo, io ho avuto la fortuna di attutire il male nelle pareti di materasso che mi circondano: sì, ieri mi è toccato considerarla una fortuna, Gianni, e non avrei mai potuto pensarlo. Tutt'ora non lo penso.
Ci siamo salutati abbracciandoci ancora. Tu te ne sei andato esattamente nella direzione opposta a quella verso cui stavi andando quando ti ho visto.
Spero comunque di incontrarti ancora, Gianni.
Anche se dovessero passare altri 12 anni.
Marted́, 23 Novembre 2004 @ 17:06 SAPO!! ^top^